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Ma Sacchi capirà?

di Claudio Nassi
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Giovedì 2 aprile Paolo Condò, parlando a Sky di Sacchi, disse che Gianni Brera forse si era allargato quando, prima della partita di Verona, annunciò che, in caso di sconfitta, sarebbe stato esonerato. Non sapeva che venerdì sera, a cena con Berlusconi e Franco Rossi, il Presidente aveva fatto il nome del sostituto: Fabio Capello. Lo 0-2 a Lecce con l'Espanyol, in Coppa UEFA, aveva portato a decidere in tal senso.

Conosco Sacchi da quando allenava la Fiorentina Primavera. Poi Rimini e Parma, prima di approdare al Milan, grazie a Riccardo Sogliano, D.G. dei crociati e consigliori di Galliani. Avevo chiesto a Ramaccioni di salire a Milanello per assistere a un allenamento. La neve li fece scendere in Versilia. Giocavano a Firenze. Fui invitato a Forte dei Marmi. Arrivai prima che la squadra rientrasse dall'allenamento sul campo della Massese. Vidi i calciatori ritirare la chiave della camera senza che uno alzasse la voce. Parlai con Silvano e il mister nella hall, poi, invitato, rimasi a cena. Nel frattempo i calciatori erano scesi con la tuta da riposo. Finito di mangiare, si alzarono per la passeggiata di rito. Non sentii uno strusciare la sedia. Messi insieme l'arrivo in albergo, il ritiro delle chiavi, tutti con le tute da riposo e come si alzarono da tavola, non c'era bisogno di salire a Milanello. Avevo capito tutto. Mi trovavo di fronte a calciatori che dimostravano professionalità, educazione, rispetto della puntualità e stima reciproca. Se a questo aggiungevo che Milanello rasentava la perfezione e nella sede di Via Turati facevano bella mostra le squadre vincitrici di campionati e coppe, incorniciate allo stesso modo e alla stessa altezza, il quadro era completo. Domando se si poteva non vincere con Berlusconi Presidente e Galliani A.D..

Alle corte, ritengo Sacchi un sopravvalutato. Che cosa ha fatto, lasciato il Milan? Nel calcio esistono etichette e giudizi che, a forza di sentirli, diventano assiomi. Ha portato disciplina e preteso massimo ordine, come voleva il Presidente, ma, quando sento parlare di innovatore, viene da chiedersi se abbia qualcosa da spartire con Michels e Cruyff. Se ricordo Phil Jackson, il coach con più anelli nell'NBA, trovo che ne ha vinti 6 coi Chicago Bulls di Jordan e Pippen e 5 coi Los Angeles Lakers di Kobe Bryant e Shaquille O'Neal. Chiamato a New York per vincere coi Knicks, senza fuoriclasse, ha fallito. A conferma, Di Stefano diceva: "Gli allenatori contano poco, l'importante, soprattutto, è il talento". Sacchi replica: "Se contano solo i calciatori, perché certi allenatori guadagnano così tanto?". Ma dimentica un Presidente del CONI, Onesti, che, non a caso, definiva i presidenti "ricchi scemi".