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Tabarez e il contropiede

di Claudio Nassi
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Dice Tabarez: "Il mondo è cambiato e il calcio si adegua, ne segue l'evoluzione. La tecnologia ci offre una serie di informazioni impensabili 40 anni fa. Serve, aiuta, la uso, ma va aggiunta un'altra considerazione: il calcio non è cambiato. Continua a essere una questione tra persone. Il fattore principale nel rendimento di un calciatore è la capacità individuale e collettiva espressa dagli uomini. Eppoi penso all'unione del gruppo, alla condivisione di valori e obiettivi. Cose che non te le dà un tablet. La differenza la fa sempre il fattore umano. Inoltre sono contro i cliché. Per me la parola santa nel calcio continua a essere "equilibrio"".

Per chi non lo sapesse, Tabarez è un allenatore, ex difensore e C.T. dell'Uruguay. Il 3 marzo compirà 73 anni; nel luglio 2016 rivela di soffrire di una neuropatia cronica che attacca il sistema motorio, ma non gli impedisce di guidare quella Nazionale che al Mondiale 2018 viene eliminata, ai quarti di finale, dalla Francia che vincerà. Nel 2011 è C.T. dell'anno davanti a Vicente del Bosque e Joachim Low. Nel 2016 supera Maturana con più panchine nelle qualificazioni della CONMEBOL al Campionato del Mondo, 47. E' il quarto allenatore per numero di presenze in Copa America, 30 in 6 edizioni. E' il più longevo sulla panchina di una nazionale e ha guidato l'Uruguay per il maggior numero di partite, record appartenuto a Sepp Herberger.

Soprannominato "El Maestro", ha allenato molti club in Sudamerica e in Europa, con quasi il 50% di vittorie. Ma la cosa più importante è un'altra: essere riuscito a mantenere l'Uruguay nell'élite del calcio. Un Paese di 3 milioni di abitanti, che aveva sulle spalle un fardello dei più pesanti, 2 Mondiali, il primo nel '28 e quello sorprendente del '50 in Brasile. Ebbene, con la sua guida si è riattivato l'orgoglio nazionale calcistico. Ecco perché quando parla va ascoltato con attenzione. Non è uno dei tanti affabulatori, né un istrione della linea laterale.

Seppoi si guarda alle cose di casa nostra e alla polemica che vede alle prese Capello e Conte, viene da chiedersi se è possibile costruire castelli di sabbia senza motivo. Ma l'Uruguay come ha ottenuto i tanti successi? Semplice: difesa e contropiede. Esiste una tattica migliore? E questo in tutti gli sport? Non credo! Il grande Red Auerbach, santone dei Boston Celtics, negli anni '60 ricordava che "... Bill Reinhart era 25 anni avanti a tutti. Diceva che segnare in contropiede era il modo più facile e al tempo stesso il più efficace per demoralizzare l'avversario". E Conte si ritiene offeso perché Capello ha detto che l'Inter a Napoli ha giocato in contropiede? Un altro l'avrebbe ritenuto un titolo di merito. Perché Klopp con il Liverpool, che Tabarez ritiene al momento l'espressione più brillante del calcio mondiale, come ha confezionato la squadra e come gioca? Con Mané e Salah esterni suggerisca qualcuno una tattica migliore!