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Progresso o regresso?

di Claudio Nassi
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© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Rido quando leggo la divisione tra allenatori "giochisti" e "risultatisti". Come quando sento dire che il calcio è cambiato, se le misure del terreno di gioco sono le stesse, idem quelle delle porte, il pallone è rotondo e si gioca con i piedi. D'accordo, sono cambiati la numerazione, la panchina, le sostituzioni, il tessuto delle maglie e delle tute e il pallone è più leggero, ma il calcio continua a vedere 22 uomini in mutande che colpiscono una vescica gonfiata, come era solito dire Artemio Franchi. Vuoi mettere la velocità con cui si gioca oggi? Eppure Liedholm diceva: "Per quanto un calciatore sia veloce, non sarà mai più veloce della palla. Quindi, invece di portarla in giro per il campo, fatela correre, ragazzi!". Se per arrivare in area di rigore si vedono non so quanti passaggi, non rientrano anche gli infortunati? Se Rivera mandava Prati, o chi per lui, in porta con un lancio di 40 metri, era lento?

Potrei continuare e ricordare tante cose già viste, che alcuni vogliono novità. Solo che non tutto quello che si chiama progresso ci porta avanti. Finalmente una firma della "rosea" titola: "Prima non prenderle, la vecchia scorciatoia che divide il calcio". Ma se negli USA, dove è nato lo sport pro, un vecchio adagio recita: "L'attacco fa vendere i biglietti, la difesa vincere i campionati", non dicono una verità sacrosanta, confortata da mille esempi? E marcare a zona sulle palle inattive non è regredire? In passato agli uomini gol non si concedeva spazio, perché alla prima occasione la mettevano dentro e in area di rigore erano un'iradiddio. Ho giocato in C, ma quando entravo in area di rigore, per me, era seminato.

Uscito dal calcio, mi sono divertito a confezionare, con amici, un annuario tecnico-statistico, Tuttocalcio, infarcito di dati, per spiegare che si vince solo segnando. Una provocazione, per far capire ai profeti dello schema che sono pochi quelli che la mettono dentro. Basta leggere i tabellini di ogni categoria il lunedì. Ma se Bruce Weber diceva: "Il senso per il gioco, per quel che accadrà, non è allenabile, è una dote istintiva" e Valdano ripeteva: "L'intuizione è un'esclusiva individuale", non parlavano di schemi. E se Ronaldo, che segna un gol ogni 83', avesse trovato Burgnich, Vierchowod o altri cagnacci a mordergli le caviglie, avrebbe segnato tanto? "Non c'è più pazzo al mondo di chi crede di avere ragione", dice Pirandello, ma se uno solo pensasse che ho visto più lontano è perché sono stato, come vuole Newton, "... sulle spalle di giganti". Il poco che ho fatto, grazie a mia moglie, l'ho affrontato con uno sguardo rivolto al futuro, con un'attenzione al progresso. Che malinconia, quando mi accorgo del raccolto e i numeri parlano di regresso.

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