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Montolivo

di Claudio Nassi
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Finalmente trovo Montolivo in prima pagina a caratteri cubitali. Il titolo dell'intervista del Direttore del Corriere dello Sport, Ivan Zazzaroni, recita: "Condannato a smettere". Occhiello: "La verità di Montolivo sull'addio al Milan e al calcio". Ho sempre pensato che un calciatore degno di questo nome (e Riccardo lo è) debba gestirsi come un'azienda. E' vietato sbagliare mossa, perché un giorno dovrà smettere e la vita continua. Anzi, inizia quella vera e raccoglierà se avrà seminato nel modo migliore. Solo così troverà sempre porte aperte. Ho cercato di aiutare i miei calciatori, quando hanno chiesto consiglio. Sapevo che non sarebbe stato facile iniziare una nuova vita, soprattutto se al fianco non avevano la donna giusta. Eppoi non capivo: lasciava una città che lo apprezzava e una squadra che lo stimava. Sapevo la differenza che correva tra il Franchi e San Siro, tra la Fiorentina e il Milan. Mi sono permesso più di una volta, in tv, di invitarlo a desistere da una decisione dettata da un contratto allettante, anche se la Fiorentina aveva proposto il raddoppio degli emolumenti oltre all'allungamento, con cifre ragguardevoli. Inoltre la gentile signora Cristina, che avevo avuto il piacere di conoscere a Tele 37, era fiorentina e non so quanto piaccia vivere a Milano se abiti a Firenze.

Se sei stato capitano della Fiorentina, del Milan e della Nazionale, hai giocato 458 partite in carriera, perché devi subire "... un calvario - come dici - nell'ultimo anno e mezzo, verità aggirate o negate, strane dimenticanze e trascuratezze, messo sempre ai margini, oltre a umiliazioni immeritate durante la settimana e in panchina"? Dici che non avresti mai immaginato di poter vivere un'esperienza del genere, né di essere inviso a gran parte della tifoseria, con una stampa mai benevola. Hai visto dopo le prime due stagioni le presenze e i gol, per uno che aveva sempre giocato? Ti sei domandato perché Riva non ha lasciato Cagliari e Totti Roma, nonostante offerte miliardarie? Il primo si sarebbe alzato la domenica a mezzogiorno alla Juventus, al Milan o all'Inter e il secondo avrebbe avuto lo stesso consenso e il massimo rispetto? Ne dubito. Hanno perso certamente soldi e trofei, ma hanno preferito il tanto che avevano. Né credo che Rui Costa abbia avuto al Milan la stessa considerazione e spazio che aveva a Firenze. E il vero Gullit in Italia si è visto alla Sampdoria, perché tra i rossoneri, con Baresi, Van Basten, Rijkaard e Maldini, si sentiva il quinto. Ma il calcio non perdona gli errori e il calciatore non deve sbagliare. E' un lusso che non si può permettere.