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Mediatori e procuratori

di Claudio Nassi
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© foto di Luca Tumminello

Uno dei temi ricorrenti vuole che il calcio sia cambiato. Hai voglia a ripetere che le misure del campo sono le stesse, come quelle delle porte, e che il pallone è sempre rotondo. Non importa se ti diverti a dire che le sole novità vengono dal "covercianese", dove hanno partorito, non sapendo che altro fare, un mini-vocabolario con marcature preventive, ampiezza, ripartenze, seconde palle, transizioni negative e positive, esterni bassi e alti, intermedi, costruzione dal basso, gioco posizionale, sottopunta, braccetto e così via. Se fai capire che nemmeno il covercianese ha cambiato il calcio, eccoli uscire con il gioco più veloce. Eppure Liedholm diceva che la palla corre più dell'uomo e oggi, per avanzare di 30 metri, occorrono 8 passaggi.

Non si danno per vinti ed allora escono coi procuratori, che sono i padroni del vapore, guadagnano l'incredibile e guidano le danze a piacere. Nessuno lo nega, ma forse sfugge che in passato esistevano i mediatori, ieri procuratori e oggi agenti. Da che cosa si differenziavano? Forse in una sola cosa: i D.S. erano di altro livello. Spesso un ostacolo alto. Ma a Verona e alla Fiorentina il passaggio obbligato era Crociani, al Torino e al Napoli Anconetani, in altri club c'era Biagio Govoni, con i suoi allievi Correggiari e Carpeggiani, e, per rimanere in Toscana, Marranini e Ganni. Poi esistevano molti consigliori. Ufficialmente osservatori, in realtà tenevano contatti con più società e al mercato li trovavi presenti. Imparavi così a non sottovalutare i marescialli. Infine c'era Moggi, allora osservatore della Juventus. Arrivava con la corte al seguito. Si stabiliva in una suite e alla porta aveva la fila di dirigenti del Centro-Sud, oltre ai fedelissimi, che andavano dalla Reggina al Catania, alla Torres, al Civitavecchia. Doveva arrampicarsi sugli specchi per accontentare la pletora di questuanti. Aveva scoperto la gallina dalle uova d'oro. Con la società più importante alle spalle, specchietto per le allodole, riusciva ad accontentare non pochi clienti, spesso disperati.

Quindi non era facile, come non lo è in un mercato globalizzato. Non dormivi la notte, come certamente oggi. Per essere in tema, ecco cosa capitò alla prima apparizione al mercato. Avevo ceduto dalla Lucchese al Campobasso un attaccante per 27 milioni. Quando pensavo di firmare il contratto, mi sentii toccare sulla spalla e uno disse: "Sei ancora giovane. Solo io posso far acquistare calciatori al Campobasso". Da allora quel maresciallo, importante in Molise e Campania, non fu più un ostacolo.

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