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Ma quando si cambierà?

di Claudio Nassi
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© foto di Antonello Sammarco/Image Sport

Dicono sia impossibile cambiare il calcio, perché non esiste la volontà. Bisogna continuare a vedere l'Under 21 subire cinque gol dal Portogallo, pregare perché il buon Dio ci permetta di vincere una coppa in Europa dopo undici anni e sperare che la Nazionale di Mancini compia il miracolo dell'inversione di tendenza. La situazione è questa. A Coverciano, da dove si dovrebbe partire per operare la rivoluzione, non è possibile, perché comandano quelli che da anni occupano la poltrona e dal momento che gli allenatori hanno il 10% dei voti per il Presidente Federale sono intoccabili. Se si passa dalla questione tecnica a quella economica, le cose non cambiano. Utopia parlare del tetto dei salari, perché il Vicepresidente Calcagno, Presidente dell'AIC, non accetterebbe di andare contro l'interesse degli associati. Quindi le società possono pure collassare, ma non tocchiamo gli emolumenti ai nostri eroi. E se portano il 20% dei voti per il Presidente Federale sono intoccabili. Alla fine, al 30% di cui sopra si aggiunge il 17 delle Serie A e B e si tocca così il 47. Facile pensare che la Lega Pro del Presidente Ghirelli, amico del cuore di Gravina, non farà fatica ad allinearsi e si arriverà al 64 e, con il 2% degli arbitri, al 66. A questo punto, anche se la LND fosse unita, e non lo è, col suo 34% non cambierebbe nulla.

Inutile, quindi, preoccuparsi per le sorti del calcio. E' già scritto: tutto cambierà perché niente cambi. Seppoi qualcuno di coloro che hanno seguito lunedì sera "Report", su Rai Tre, si è meravigliato per le notizie apprese e l'impossibilità di arginare lo strapotere dei procuratori, si metta l'animo in pace. Al solito, non c'è niente da fare. Inutile parlare di gentlemen's agreement fra presidenti per limitare i danni che gli agenti fanno, con le incredibili percentuali che sono capaci di portar via dal calcio. Cifre fuori dal mondo, ma se si continuano a pagare ci sarà una ragione. Parlano di settemila agenti. Per un attimo lascio fuori quelli di vertice, che hanno conti in banca stratosferici, ma credo si sappiano i danni che possono fare gli altri, soprattutto nella parte discendente dei campionati. E' per limitare i danni che, con lucida pazzia, ho ripetuto di non permettere che ogni agente abbia più di un calciatore per società, dieci per categoria, con il divieto di consorziarsi. Ma se Cragnotti, ai tempi in cui era Presidente della Lazio, con Governato D.S. e Zoff D.G., preferiva condurre le trattative con lo svizzero Morabito, ci sarà un motivo. Senza dubbio era più bravo. E se gli stranieri sono più bravi è difficile pensare che si cambierà.    

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