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Lo scivolone di Ceferin

di Claudio Nassi
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Aleksander Ceferin, avvocato sloveno, 52 anni, dal settembre 2016 è Presidente dell'UEFA, che, per la prima volta, sceglie un dirigente dell'Est. Fu un fulmine a ciel sereno e molti guardarono a Putin come a colui che aveva deciso. Se l'FBI era entrato a gamba tesa sui vertici della FIFA per aver portato i Mondiali del 2022 in Qatar, a danno degli USA, e Infantino aveva rilevato Blatter, la Russia non era stata a guardare e si era regalata l'UEFA. E' chiaro che non si poteva pretendere che Ceferin fosse il nuovo Artemio Franchi, né lo spagnolo Angel Maria Villar Llona, prima che scivolasse sulla buccia di banana, ma a tutto c'è un limite. L'intervista concessa a sorpresa al tabloid inglese Daily Mirror sul VAR è stata un intervento in tackle che ha spiazzato prima e infastidito poi. Immagino il Presidente degli arbitri della FIFA Collina, che quelle regole ha scritto, e i nostri direttori di gara, che, al contrario di quello che molti pensano, non sono gli ultimi arrivati. Quando leggo: "In Inghilterra alcuni non vanno neppure a guardare e in Italia, invece, ci stanno anche mezz'ora. Capite - dice Ceferin - è un casino".

Eppure chi conosce il calcio sapeva perfettamente che il problema principale riguardava il potere discrezionale dell'arbitro. Troppo ampio. L'ingresso della tecnologia in campo, che arrivava buon ultimo rispetto a altri sport, permetteva di ridurre la percentuale di errore. In che misura? Almeno dell'80%. Come si faccia a non capire sembra impossibile. Seppoi ci si mette il Presidente Uefa, viene da chiedersi in che mani siamo. Che ci sia da migliorare il VAR è certo, che la bilancia penderà dalla parte dei più forti è scontato e che il fallo di mano in area vada riveduto non ci sono dubbi. Forse il ritorno al principio della volontarietà potrebbe essere il male minore, ma sono certo che Collina apporterà le giuste migliorie.

Al di là del fatto che i panni sporchi si lavano in famiglia, faccio fatica a capire come sia stata possibile simile scivolata. Meriterebbe un ultimatum, tale la gravità. Ma come, invece di preoccuparsi per ridurre ancora la discrezionalità, oltre a correggere particolari che passano in sottordine, come i falli laterali, che non vengono mai battuti dove esce il pallone e con i piedi per terra, per non parlare del tempo effettivo, altra regola uguale per tutti, si contesta il VAR, perché non permette di pilotare le partite come un tempo e di favorire gli amici e gli amici degli amici?