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La Superbufala

di Claudio Nassi
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© foto di Matteo Gribaudi/Image Sport

Florentino Pérez ha 74 anni. E' Presidente del gruppo ACS, settore costruzioni e servizi, fondato nel '97. Capitale sociale 157 milioni, dipendenti 180mila, lavori per miliardi a Detroit, Los Angeles, Montreal, Windsor, Londra, in Virginia e in Australia. Ha offerto, inoltre, 10 miliardi per l'acquisizione delle nostre autostrade. Presidente del Real Madrid dal 2000 al 2006 e dal 2009 ad oggi, ha vinto 26 trofei. Che cosa può chiedere di più? Non basta essere alla guida del club numero uno al mondo, vuole essere l'uomo che rivoluziona il calcio. Soffre di megalomania congenita e di onnipotenza, malattie comuni a chi scopre il calcio e i media. Quando tutto il mondo insorge per l'idea della Superlega, dovrebbe cospargersi il capo di cenere e sparire in silenzio. Richiesta impossibile, perché non sbaglia mai, è una macchina da soldi, a cui non passa neppure nell'anticamera del cervello che il calcio sia un'altra cosa. Fatte le debite proporzioni, chi gli sta a fianco? Andrea Agnelli, cognome altisonante, giovane rampante, Presidente della Juventus e, fino a poco fa, dell'ECA, ente che raggruppa oltre 230 squadre europee. Viene dall'aver vinto 9 scudetti di seguito. Evidentemente non bastano.

Ma il calcio è un'altra cosa. Le loro società, infatti, lamentano, rispettivamente, 504 e 458 milioni di debiti e non sono le più esposte tra quelle chiamate per la Superlega. L'obiettivo era di aumentare i ricavi, quando la cosa più importante sarebbe stata diminuire i costi. Lo predica da mesi Rummenigge, uno degli uomini-guida del Bayern Monaco. Rimane una voce nel deserto, come Lady Radio. Ma il club più vincente di Germania e uno dei primi al mondo non ha mai chiuso i bilanci in passivo, escluso l'ultimo per 155 milioni. E l'Ajax non è una delle società più virtuose, con uno stadio avveniristico?

E nel Belpaese l'Atalanta non è la nuova frontiera e da 5 anni ci ha abituato a plusvalenze? Così l'Udinese, il Sassuolo, il Cittadella, l'Empoli, la Lazio, il Napoli e la Sampdoria del bistrattato Ferrero. L'importante è capire! Quindi migliorate i manager, perché troppi sono di una pochezza infinita, curate i settori giovanili, per costruire, come un tempo, calciatori in casa, regolamentate i procuratori e prendete esempio da chi, come De Bruyne, si presenta da solo a discutere l'ingaggio, o dagli atleti USA, che pagano avvocati da 7/800 dollari l'ora per stipulare il contratto, preoccupatevi del salary cap e non destinate oltre il 60% del fatturato agli stipendi. A questo punto capiranno anche Pérez e Agnelli.    

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