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Atalanta numero uno!

di Claudio Nassi
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Ho sempre pensato che capire sia la cosa più importante. Per questo non mi meraviglio di quello che ha fatto negli ultimi anni l'Atalanta. Il Presidente, Antonio Percassi, è un ex calciatore, divenuto fior di imprenditore. Il figlio Luca, A.D., ha seguito le orme del padre, in campo e fuori. Lasciano poco al caso. Sono certo che il giorno dopo l'exploit con lo Shakhtar si siano trovati per programmare la riapertura del mercato e la prossima stagione. Sanno quanto sia pericoloso cullarsi sugli allori. Oggi è la società numero uno. Ha insegnato come si fa calcio. Veniva da sorridere quando sentivo che non si poteva competere con chi aveva fatturati superiori. Quando mi permettevo di dirlo, la risposta era la solita: parlavo di un calcio d'altri tempi. Avevo detto più volte al Presidente che alla Sampdoria non mancava nulla per vincere in Italia e in Europa. Paolo Mantovani, più cauto, ricordava che Genova non era Milano e Marassi non era San Siro, per non parlare della Juventus. Poi ha vinto l'incredibile, a dimostrazione che si poteva. Con un occhio sempre al bilancio. Alla Fiorentina, se non ci fossero state incomprensioni, la strada era la stessa, con il Conte Pontello ancor più deciso, anche se l'ordine era quello di rifare la squadra ma chiudere in attivo.

So bene che si può vincere senza spendere a piene mani. Non appena il D.S. Sartori lascia il Chievo chi si presenta? L'Atalanta. Giovanni arriva con il fido Costanzi e, in silenzio, comincia a lavorare. La strategia è diversa dagli altri. Scandaglia in Belgio e in Olanda, cercando tra le seconde linee: Castagne, Gosens e Hateboer, per 7 milioni complessivi. Djimsiti era al Benevento, ultimo in classifica. De Roon retrocedeva col Middlesbrough, Palomino era in Bulgaria e Freuler, in Svizzera, non veniva considerato. Pasalic, in prestito biennale per 2 milioni, ha un riscatto di 15 dal Chelsea. Gollini si acquista per 5 dall'Aston Villa, la stessa cifra pagata alla Fiorentina per Ilicic. Per Muriel e Malinovskiy si spendono 32 milioni, compensati dai 25 della cessione di Mancini alla Roma e dai 7 di Cornelius al Parma. Mentre penso alle cifre viene da ridere, anche perché so la corte fatta alla Spal per Lazzari. Ma alla richiesta di 20 milioni c'era un muro: "Non possiamo cedere Castagne per 13 al Napoli e spenderne 20. L'Atalanta deve vendere a 20 e comprare a 13".

Detto questo, non so che cosa si possa aggiungere. Ho gioito come tutti nel seguire la telecronaca di Champions, ho fatto i complimenti, cui aggiungo due considerazioni, che non so se potrebbero aiutare. D'accordo, il meccanismo rasenta la perfezione, ma Gasperini, dopo aver messo in difficoltà gli avversari con marcature a uomo e pressing a tutto campo, non potrebbe trovare il modo di coprire la difesa per non subire il contropiede dalle big? Pensate poi ai problemi che nascerebbero agli altri se Antonio Percassi avesse maggior peso politico. Ogni riferimento alla finale di Coppa Italia non è casuale.