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Maradoneide

di Claudio Nassi
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

E' morto Maradona. Aveva sessant'anni. E' dispiaciuto a tutti. Ma ho assistito a quello che non avrei immaginato. Non ricordo giornali e tv altrettanto scatenati. Napoli impazzita, quasi come Buenos Aires. Col passar dei giorni, forse di più. Infatti gli intitola lo stadio, dimenticando che ricordava uno dei santi più importanti della cristianità: San Paolo. Capisco la strada che porta allo stadio, la tribuna d'onore, la stazione della metropolitana, ma spodestare San Paolo ha dell'incredibile.

Eppoi il ritornello che lo vuole il più forte di sempre non è un'esagerazione? Se la Federazione Internazionale Sport e Statistica lo mette al quinto posto, dopo Pelé, Cruyff, Beckenbauer e Di Stefano e prima di Puskas, Platini, Garrincha, Eusebio e Bobby Charlton, ci sarà un motivo. Se Loustau, ala sinistra del più forte River Plate di sempre, quello di Labruna e Pedernera, diceva: "Ai miei tempi di Maradona ce n'era più di uno". Se Alfredo Di Stefano affermava: "Tanti giocano bene a calcio, ma Pelé pratica uno sport con cui gli altri non hanno molta familiarità". Se Luis Cesar Menotti, suo compagno al Santos, ripeteva: "Pelé si poteva marcare solo col gesso alla lavagna", parlavano a ragion veduta.

Potrei continuare con Valdano e Platini, che lo vogliono tra i primi cinque, ma nel valutare chi gioca da metà campo in avanti contano i gol e gli assist e, come dice Gregg Easterbrook: "Se torturi i numeri abbastanza a lungo, confesseranno qualsiasi cosa". Non a caso Pelé disse: "Fosse nato in Brasile, non sarebbe stato quello che si vuol far credere. Romario, ad esempio, ha segnato una montagna di gol più di lui". D'accordo, nessuno è personaggio mediatico come Maradona, come nessuno ha fatto vedere certi numeri con la palla al piede, ma Gentile, Tempestilli, Favero, Vierchowod e Contratto l'hanno marcato, anche se con fatica. Pelé, Di Stefano e Cruyff erano immarcabili, come oggi Messi.

Eppoi, quando l'Argentina vinse il Mondiale nell''86, non era solo, anche se molti lo ripetono, perché Pumpido, Batista, Ruggeri, Valdano e Burruchaga, un grande prima di rompersi il ginocchio, non erano gli ultimi. Senza dimenticare Julio Grondona, Presidente dell'AFA, allora il numero due del calcio, dopo Artemio Franchi, l'artefice primo del successo del '78. E a Napoli, nei due scudetti vinti, non giocava con Bruscolotti, Ferrara, Bagni, Giordano, Romano, Alemao, Careca, Zola e altri calciatori di livello?

Non esageriamo nel valutare un calciatore, chiunque esso sia. Ricordo alcuni premiati col Pallone d'Oro. Non lo meritavano, come Cannavaro. Spettava a Buffon e non a chi a Baresi e Maldini avrebbe portato la valigia.  

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