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Siamo alla frutta!

di Claudio Nassi
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© foto di Alessandro Garofalo/Image Sport

Seguo il calcio da sempre e spiace vedere che le cose non vanno come dovrebbero, che da 10 anni non si vince in Europa, che non abbiamo partecipato al Mondiale 2018, che il Presidente della Lega, Dal Pino, chiede al Governo 600 milioni per evitare la bancarotta e il Presidente Federale scrive ai colleghi e, per conoscenza, a FIFA, UEFA, sindacato calciatori, ECA e leghe europee, una lettera dove, per garantire la sostenibilità del sistema, suggerisce una riduzione percentuale degli emolumenti, data la drastica riduzione dei ricavi.

Lady Radio più volte ha portato in evidenza, in tempi non sospetti, i problemi economici che attanagliano il calcio. Non era necessario il Covid per accorgersene. Quante volte è stato detto che il problema non era incrementare i ricavi, come ripetevano i presidenti, ma tagliare i costi? Non solo. Si suggeriva che non era necessario ridurre gli emolumenti dei calciatori, perché bastava che la Covisoc controllasse i bilanci e la situazione non sarebbe arrivata a far temere la bancarotta paventata da Dal Pino. Non dimentichiamo che l'anno scorso la Juventus ha fatto un aumento di capitale di 300 milioni e quest'anno è andata sotto di 100, il Milan di 195, l'Inter di 130 e la Roma di 200. Parlo dei club più importanti. Ma se la Covisoc, nel momento in cui una delle società oltrepassava i limiti, avesse chiamato il presidente e detto che da quel momento non poteva acquistare neppure uno stuzzicadenti, ma solo vendere, non avremmo evitato l'aggravarsi della situazione?

Non vedo perché si debbano porre limitazioni ai presidenti che vogliono spendere. L'importante è ripianare il deficit a fine stagione. Sarebbero disposti a farlo e per quanti anni? Poi mettere il tetto agli stipendi dei calciatori, regolamentare l'attività degli agenti e ridurre drasticamente le percentuali, limitare il numero degli stranieri, perché è inaccettabile leggere formazioni dove, al massimo, sono presenti 3 italiani. Se nel 1966 Artemio Franchi ordinò il blocco degli stranieri dopo la sconfitta al Mondiale con la Corea, oggi che siamo reduci da una mancata partecipazione in Russia e spendiamo senza vincere nulla, sarebbe un'idea peregrina? D'accordo, anche da noi ci sono società che sanno fare calcio, come Atalanta, Sassuolo, Udinese, Lazio, Napoli, Crotone, Cittadella, Frosinone, Empoli, Entella e altre, ma sarebbe una spinta a costruirsi in casa portieri, difensori e centrocampisti di quantità. La rivoluzione dovrebbe partire da Coverciano, che vive solo di ricordi, e in due anni torneremmo a riveder le stelle. Ma ci saranno le volontà e, soprattutto, le capacità? 

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