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Scaroni, perché?

di Claudio Nassi
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Pochi possono vantare il curriculum di Paolo Scaroni, l'attuale Presidente del Milan. Laureato alla Bocconi, master alla Columbia University, poi Techint, Pilkington, Enel, Eni, sempre in posizione di comando. Quindi nel consiglio di amministrazione di Generali, Vicepresidente del London Stock Exchange Group e consigliere di Veolia Environnement, nel board of overseas della Columbia e della Fondazione del Teatro alla Scala. Infine, dal 2014, Vicepresidente di Rothschild Italia. Nel calcio, dal '97 al '99 è Presidente del Vicenza, sua città natale, prima di entrare, nel 2017, a far parte del Milan e diventarne Presidente nel luglio successivo. Al contrario dei caricomani, che inseguono poltrone a gogò e non incidono mai, Scaroni si è dimostrato uno dei migliori manager del Belpaese, raggiungendo, quasi sempre, fatturati e profitti da record. Insomma, siamo di fronte a un uomo di respiro internazionale.

Detto tutto il bene possibile, scopro una debolezza: il calcio. Un gioco che porta, sempre più spesso, industriali, imprenditori e manager, mai discussi, fuori dimensione. Scaroni non fa eccezione. In un'intervista al Corsera parla di calcio. Chiede se si sa come funziona il fair-play, che il Barcellona ha ricavi da stadio di 150 milioni, il Real di 145 e il Milan appena 30. Che 115 milioni è il monte ingaggi di un grande club e che con la differenza degli introiti da stadio si compra una squadra intera. Infine, che non c'è contraddizione tra lo stadio e i risultati sportivi. E' la strada di tutto il mondo.

Pensava così anche Paolo Mantovani. Diceva che non si poteva competere con San Siro e la Fiat. Rispondevo: "Un acquisto sbagliato da parte loro e uno centrato dalla nostra riportano i fatturati a miti consigli. L'importante è entrare nella stanza dei bottoni". Non a caso quella Samp ha vinto uno scudetto, tre Coppe Italia, una Coppa delle Coppe e disputato una finale Champions a Wembley col Barcellona. E Mantovani comandava.

Non è un nuovo stadio la panacea di tutti i mali. Se è importante aumentare i ricavi, lo è ancor più ridurre i costi. Ma se il Milan cede il ventenne Locatelli, proveniente dal settore giovanile, al Sassuolo e la Fiorentina, nel 2016, lascia libero il diciassettenne Zaniolo e l'Inter, nel 2018, lo valuta 4 milioni e lo cede alla Roma nell'operazione Nainggolan, anche Scaroni potrebbe rendersi conto che esistono fatti che dimostrano quale sia la cosa più importante: capire, e se non capisci non c'è stadio che tenga.