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Sacchi e Dardanello

di Claudio Nassi
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Leggo un'intervista sulla "rosea" a Sacchi: "I tecnici sperimentano metodi offensivi. Finalmente squadre più coraggiose. Si cerca di giocare e di costruire e non di bloccare l'avversario e ripartire. I club sono i primi a dover credere nella rivoluzione offensiva e avere pazienza. Ragioniamo, a volte, come si faceva 30 anni fa, ma il mondo è andato avanti". Come si può aiutare lo sviluppo del calcio? Risposta: "Sostenendolo, mettendo in evidenza gli errori e non considerando sempre come migliori in campo quelli che fanno il gol decisivo".

I tre amici che mi seguono sanno che non sono un estimatore di Sacchi. Di lui so tutto: da quando allenava la Primavera della Fiorentina, al Parma, al Milan e alla discesa che l'ha portato a fare un flop dietro l'altro. Vedo, con dispiacere, che continua a non smentirsi. Ma se da 10 anni una squadra italiana non vince una coppa in Europa e se non abbiamo partecipato all'ultimo Mondiale, vuoi domandarti il motivo? Se sei stato il responsabile del Settore Giovanile della FIGC e non hai portato vantaggi alla causa, né il tuo allievo Viscidi, è stato un caso? Quando dici che ragioniamo come 30 anni fa, ma il mondo è andato avanti, hai mai pensato che in quegli anni le nostre squadre coglievano successi in serie ed occupavamo i primi posti nel ranking mondiale? Era tutto sbagliato? Se la Juventus, la migliore società, fa un aumento di capitale di 300 milioni lo scorso anno e chiude il 2020 a -90, la Roma a -oltre 200, il Milan scende a patti con l'UEFA e non partecipa alle coppe per ripianare i debiti e il fair play impedisce a più di un club di operare, non chiedi perché? Se, come dici, Mancini è in difficoltà per confezionare la Nazionale, visti gli stranieri presenti in campionato, non ti domandi la causa?

Ma forse la cosa più bella la regali quando inviti a non considerare sempre come migliori in campo quelli che fanno il gol decisivo. Otto volte su dieci decidono gli stessi, perché sono baciati da madre natura. Hanno di più. Sanno giocare in quei 16 metri che sono per pochi. Forse ti è sfuggito che per vincere bisogna metterla dentro e l'unica cosa che non si può insegnare è fare gol. O aveva ragione l'amico Piero Dardanello, allora Direttore di Tuttosport, quando raccontava la rottura con Van Basten? Era vero che ce l'avevi con lui perché la metteva sempre dentro e rovinava lo schema? Allora fa' uno sforzo, cerca di non insistere, se, come dici, "... i mass media giocano un ruolo fondamentale e possono educare il pubblico". 

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