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Provvederà Draghi?

di Claudio Nassi
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Mario Gerbi, uno dei migliori dirigenti del Torino, aveva un'azienda modello, la "Gerbi e Fase", con 184 dipendenti e 45 tra Francia, Brasile e Argentina. Produceva mezzi di lavoro per saldatura: il 50% per la Fiat, il 30% per la Volkswagen, il 10% per la Renault e il 10% per la Mercedes. I rapporti con la Germania li teneva Massimo, il figlio, ingegnere. Ogni volta che andava, ripetevano: "Non siamo capaci di produrre quello che fate voi italiani". Potrei portare altri esempi di eccellenze, a dimostrazione che non siamo secondi a nessuno. Peccato non si capisca l'importanza dell'azienda calcio, la prima del Belpaese. In questi giorni abbiamo assistito alla nomina del Presidente degli arbitri e del Presidente della FIGC. Nel primo caso, a Nicchi non bastava il comando per 12 anni. Guai passare la mano, anche se aveva perso 6.000 associati. C'è voluto un lavoro capillare di Trentalange e Baglioni perché togliesse il disturbo e scomparisse dai radar.

La settimana successiva è stata la volta della conferma di Gravina alla guida della FIGC. Dal momento che il partito più importante è la Juventus con 14 milioni di tifosi, a Milano il Milan e l'Inter, a Roma la Roma e la Lazio, a Napoli il Napoli, a Firenze la Fiorentina e a Genova il Genoa e la Samp, credevo che Mario Draghi intervenisse per commissariare il calcio. Se in 10 anni non si vince una coppa in Europa, se non abbiamo partecipato all'ultimo mondiale in Russia, se società in Serie A non pagano gli stipendi, per non parlare della Serie B e C, non vedevo altra soluzione. Strano a un personaggio della sua levatura sia sfuggito.

Con tutta la buona volontà di Gravina e la promessa di cambiare il format dei campionati, i problemi sono altri. Stavolta andiamo noi a imparare in Germania, se nel 2002 il Cancelliere Schroeder diceva: "Non mi interessa che i migliori calciatori vadano in Inghilterra, Italia e Spagna, a me interessa che le nostre società abbiano bilanci sani". Per questo era indispensabile l'intervento del Presidente del Consiglio. I costi non sono più sostenibili. E' sbagliato cercare di aumentare i ricavi, prima bisogna diminuire le spese. Se il Bayern Monaco spazza via la Lazio e il dirigente più rappresentativo, Rummenigge, dice: "Il calcio non può andare avanti se non si rivedono gli ingaggi", parla nell'interesse generale. Poteva stare zitto se guida il club più vincente e virtuoso, ma da ex Presidente dell'ECA ha sentito la necessità di avvertire ancora una volta chi non vuol capire. Per questo, caro Draghi, ci pensi Lei!