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Le valigie di Fonseca

di Claudio Nassi
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Quando Trapattoni volle tornare in Italia e scelse il Cagliari, Boniperti gli fece una dura reprimenda: "Caro Giovanni, non hai capito nulla. Se volevi rientrare, dovevi andare alla Juventus, all'Inter o al Milan, altrimenti rimani al Bayern Monaco dove, quando va male, arrivi secondo". Parlo dell'unico grande calciatore che è stato anche grande dirigente. Ho sempre avuto un ottimo rapporto, escluso un periodo che si chiuse quando arrivai alla Fiorentina e si complimentò col Conte Pontello per la scelta. Ero andato a Torino ad offrire Bonini, che avevo acquistato dal Cesena per la Sampdoria. Mi disse che non interessava. Poi finì in bianconero. Dopo 4 anni ripresero i contatti. Col tempo gli dissi più volte di fare il Presidente della FIGC per riparare ai danni fatti. Infatti gli uomini che si erano alternati nelle posizioni di vertice avevano il gradimento della Vecchia Signora, quindi di Boniperti, che teneva la leva del cambio. Aveva 65 anni. Addolcisco la risposta: "Mi vorresti bene. Roma non fa per me". Quando ripeto che il calcio è il gioco del potere, molti storcono la bocca. Come quando dico che non è cambiato, perché le misure del terreno di gioco sono le stesse, così quelle delle porte e il pallone è sempre rotondo. Non basta usare una diversa terminologia, come "ripartenze", "intermedi", "sottopunta", "esterno alto e basso", "catena di dx e di sx" e via dicendo, perché ai miei tempi vinceva la Juventus e oggi vince la Juventus e, in Europa, il Real Madrid, il Barcellona e il Bayern Monaco, come nella Liga e in Bundesliga.

La premessa per sottolineare, oltre le contestazioni di Commisso e dei dirigenti viola alla direzione di Pasqua a Torino, le dichiarazioni dell'allenatore della Roma Fonseca sul metro arbitrale, che "... in Italia non è lo stesso per tutti". Sapevo che i portoghesi sono furbi di tre cotte, ma non pensavo arrivasse a tanto. E dopo i 7 cartellini gialli subiti a Reggio Emilia, contro il Sassuolo, ha fatto il conto delle ammonizioni e ha trovato la Roma al quinto posto, con 61, dopo Bologna 71, Milan 66, Spal e Genoa 64. Detto che il tecnico non si deve permettere di toccare tasti non di competenza, perché solo il presidente ha la facoltà di intervenire, vorrei sapere se allo Shakhtar Donetsk lamentava le stesse cose. Non credo, dal momento che era il club più titolato dell'Ucraina. Vorrei sapere inoltre se in Portogallo non sono Benfica e Porto a guidare le danze. Seppoi uno va a lavorare fuori dalla propria nazione, avrà problemi di lingua, di conoscenza dei Federali, degli arbitri, dei media, dei calciatori, degli allenatori ecc. ecc., quindi potrà sopravvivere solo nei grandi club, che in Italia sono Juventus, Inter e Milan. Alla Roma, col Presidente che vive sei mesi a Boston e sei a Miami, si preoccupi di ridurre al minimo gli errori, di non cedere Florenzi, di non mettere in panca Kolarov e non litigare con il D.S. Petrachi. Seppoi vorrà correggere il comportamento dei direttori di gara, prepari le valigie.