SEZIONI NOTIZIE

La caduta degli dei

di Claudio Nassi
Vedi letture
Foto
© foto di Imago/Image Sport

Mi hanno insegnato che il mestiere dell'allenatore è il più difficile e che, se uno avesse le doti che occorrono, potrebbe guidare gli USA. Credevo fossero battute, ma ho imparato che avevano ragione i vecchi saggi, quando dicevano che l'allenatore più bravo era quello che non faceva danni e che la miglior formazione la mettevano in campo il giudice sportivo e il medico sociale. Le sette volte che ho seguito le richieste di un tecnico ho sbagliato. Non deve chiedere calciatori. Non è in grado di confezionare una squadra. Se è bravo ad allenare, migliorerà il materiale a disposizione. E' talmente difficile il mestiere che va aiutato, supportato e tranquillizzato in ogni momento. Vede ombre ovunque. Convive coi dubbi e, se non ha il conforto della società, è destinato a fallire. L'unica persona insostituibile è il presidente. Se manca, o non è rintracciabile, sono guai.

La premessa per parlare di Mourinho, ritenuto a lungo lo "special one", l'uomo del triplete con l'Inter e colui che aveva vinto in quattro nazioni: Portogallo, Inghilterra, Italia e Spagna. Oggi, eliminato in Europa League dalla Dinamo Zagabria ai supplementari, dopo aver vinto 2-0 all'andata, sui social è arrivata l'onda che l'ha travolto: finito, sorpassato, fortunato, sopravvalutato. Ho analizzato più volte il tecnico. So che quando ha vinto col Porto, dal 2003 al 2005, scudetto, Coppa dei Campioni e Europa League, il Presidente è stato squalificato. A Madrid, col Real, ha avuto problemi e al Manchester United non ha goduto le simpatie dell'uomo forte, Sir Alex Ferguson. Rimango dell'avviso che, se l'allenatore non si sente il deus ex machina della situazione, comincia a non credere in se stesso, più di una convinzione vacilla, le parole non fanno presa, la capacità di plagiare i singoli e il gruppo viene meno. I media avvertono subito che è cambiato. Così la società.

Se hai vissuto per andare in prima pagina e ti trovi ad allenare il Tottenham, che non vince un trofeo dal 2008 e, dopo le spese per lo stadio, ha come obiettivo la voce "risparmio", senti di non essere quello che pensavi e di non avere futuro. Fatte le debite proporzioni, guardo la carriera di Mazzarri, che aveva ottenuto risultati eccellenti prima di arrivare all'Inter. Una volta esonerato, non è stato più lo stesso. Non tutti accettano una carriera con alti e bassi. Nella maggior parte dei casi il contraccolpo psicologico è tale da produrre seri problemi. Pochi l'hanno capito. Simoni, un'eccezione. La regola è diversa. Vero Mourinho? 

Altre notizie
Lunedì 21 giugno 2021
09:00 Primo Piano Boniperti
Venerdì 18 giugno 2021
10:59 Archivio Gli strateghi
Lunedì 14 giugno 2021
09:00 Archivio Si può sognare?
Venerdì 11 giugno 2021
09:00 Archivio Ma quando si cambierà?
Lunedì 07 giugno 2021
08:00 Archivio Il mercato dei mister
Venerdì 04 giugno 2021
09:00 Archivio Il default
Lunedì 31 maggio 2021
09:00 Archivio Il Donnarumma manovrato!
Venerdì 28 maggio 2021
09:00 Archivio Burgnich
Lunedì 24 maggio 2021
09:00 Archivio Impariamo dal tennis
Venerdì 21 maggio 2021
11:19 Archivio Ho rivisto Monteboro
Lunedì 17 maggio 2021
10:53 Archivio La Roma di...Pinto
Venerdì 14 maggio 2021
09:00 Archivio Lotito batte Galliani
Lunedì 10 maggio 2021
09:00 Archivio Vergogna!
Venerdì 07 maggio 2021
09:00 Archivio Mourinho e Sarri
Lunedì 03 maggio 2021
09:00 Archivio L'osservatore
Venerdì 30 aprile 2021
09:00 Archivio Verratti sì, Verratti no
Lunedì 26 aprile 2021
10:43 Archivio Spettacolo no, stipendi sì!
Venerdì 23 aprile 2021
09:00 Archivio La Superbufala
Lunedì 19 aprile 2021
09:00 Archivio Il centrocampo
Venerdì 16 aprile 2021
10:54 Archivio Perché a zona?