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Juric

di Claudio Nassi
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Dice Juric: "Non mi accontento, ma non so quale strada prenderemo. Lotteremo fino alla fine per la salvezza ed eventualmente ci toglieremo delle soddisfazioni. Dobbiamo sempre avere fame per crescere e diventare più forti". Così parlò l'allenatore del Verona. Ma come nascono i gialloblu? Ricordo lo scorso ottobre, quando si diceva che preferivano giocare in verticale e il possesso palla si fermava a 20' di media. Concretezza, pragmatismo, tre tocchi e via, senza collezioni di passaggi. Al leggere la formazione sembrava avesse un problema: il gol. Puntuale la smentita. Alla 36^ giornata i centri erano 44, Pessina con 7 il cannoniere e Di Carmine il vice con 6. Il resto diviso in una squadra che divertiva, come solo l'Atalanta del maestro Gasperini.

Dopo aver venduto e incassato, il Verona si presentava ai nastri di partenza con volti nuovi e la speranza di ripetersi. Oggi ha 19 punti, con 10 gol subiti, ma, improvvisamente, quando gli chiedono di ambizioni di Europa League, viene fuori un tecnico diverso da quello conosciuto. Invece di lasciar parlare il campo, si illumina d'immenso, facendo capire chi è il deus ex machina. "Stiamo facendo risultati, ma serve un'altra visione. Le plusvalenze non ci debbono essere più, se vogliamo crescere. E se ci saranno non ci sarò io. Per capirsi: non bisogna vendere i migliori e, se prendi i calciatori, li acquisti, come tutte le altre società. Quando manca un pezzo, lo sostituisci. Stiamo facendo risultati fantastici, ma il concetto di crescita non è questo secondo me. Nel mercato c'è stata una visione diversa dalla mia".

Perché dire queste cose quando tutto va per il meglio, Presidente e D.S. viaggiano in sintonia, i conti sono a posto e il Verona è sulla bocca di tutti? Non esiste motivo, se non quello di continuare a lavorare in silenzio. Perché non ti accontenti e fai capire che dipende da te? Eppure non è così. Le braccia e le gambe si muovono a seconda di come ordina la testa e tu non sei la testa. Non dire più certe cose e, se qualcosa non va, parla con Setti e D'Amico. Non rompere un giocattolo che rasenta la perfezione. L'esperienza di Genova non va dimenticata. Eppoi guarda che cosa succede in casa dell'Atalanta, dove Gasperini non ha evitato lo scontro col Papu Gomez e non so se il Presidente Percassi saprà ricomporre il mosaico. Le primedonne nel calcio non vanno bene, ma ci sono e, purtroppo, causano danni. Alle volte irreparabili. Puntuale, quindi, la sconfitta interna con la Sampdoria. 

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