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Ibrahimovic, De Paul e CR7

di Claudio Nassi
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Ho sempre giocato per vincere, cercato di imparare, preoccupato di avere vantaggi e non accusare svantaggi e, a livello professionistico, tenuto in gran conto la frase di Vince Lombardi "Vincere non è tutto, è l'unica cosa" e un detto USA: "Non conta vincere, conta solo vincere". Sorrido quando Sacchi e i sacchiani parlano di spettacolo, di calcio propositivo e continuano a voler imporre le loro idee. La risposta è di una semplicità sconcertante, perché puoi vincere una volta in modo fortunoso, due, tre, ma se continui a vincere devi anche giocare bene, altrimenti non vinci.

Detto questo, sembra impossibile che calciatori con una marcia in più non vengano marcati a uomo e, se necessario, raddoppiati, perché decisivi. Se gioco contro il Milan, che il trentanovenne Ibrahimovic ha trasformato e portato in vetta al campionato, oltre a guidare la classifica marcatori con 10 gol in 8 partite, sembra impossibile si lasci giocare e si guardi a vista. Desidererei sapere come l'allenatore avversario ha preparato la partita. D'accordo, quando si incontra il Milan non c'è bisogno di motivare la squadra, ma il tecnico dovrebbe aggiungere poche parole: "Possiamo vincere, pareggiare o perdere, come è la logica di ogni gara, ma Ibra non deve fare gol". Invece quasi sempre è il migliore in campo. Eppure dalla sua ha 565 gol, con una media di 0,60 a partita. L'ottantaduenne Altafini ripeteva: "Se mi lasciassero lo spazio che oggi danno i difensori, farei ancora gol".

Gioco contro l'Udinese. C'è De Paul, uomo-squadra, regista, allenatore in campo, nazionale argentino, per di più col vizio del gol. Anche l'ultimo dei tifosi vede che determina e, se un tecnico fa il ragionamento di non voler snaturare la squadra, perché, se gioca come vuole lui, il successo è garantito, alla fine può essere costretto a ricredersi. I calciatori non sono tutti uguali. Quelli che hanno di più pretendono massima attenzione. Eppoi la tattica non fa parte del calcio? Così prendo cappello quando sento dire che con Cristiano Ronaldo la Juventus parte da 1-0. E' chiaro: a uno che in carriera ha segnato 766 gol in 1.060 partite non puoi dare spazio. Ma con un cerbero alle calcagna e raddoppiato avrebbe fatto tanti centri? Tranquilli, la vita sarebbe stata molto più dura! 

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