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E ora vendiamo Vlahovic!

di Claudio Nassi
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© foto di Federico De Luca

Ero plagiato da uno dei miei maestri, che ripeteva: "La superstizione è l'unica scienza esatta". Non dico che cosa facevo nel calcio. La tensione non scendeva mai: un modo per essere concentrato sull'obiettivo, la vittoria. Esageravo. Un po' ci credo ancora. Quindi se la Fiorentina vince 3-0 a Torino con la Juventus, batte il Cagliari, dopo un rigore parato da Dragowski, e pareggia al 95' col Parma al "Franchi", li vedo come segni del destino. Con la partita di Benevento alle porte, tornavano i dubbi. Una sconfitta portava i padroni di casa a 29 punti, con la Viola a 26 e il Milan prossimo avversario. Col Presidente a New York, una società senza testa non dà garanzie e, mancando anche la spinta della "Fiesole", Prandelli e la squadra potevano avere non poche difficoltà.

Moreno Roggi, in settimana, non era pessimista, ma toccava legno, memore dell'andata. Quando sento che la Fiorentina vince 3-0 con tripletta di Vlahovic, stropiccio gli occhi. Subito mi assale un dubbio: si venderà anche Vlahovic? Sì, perché la Viola è ormai una provinciale, una bottega dove fare acquisti. Non importa se in Italia era una delle "7 sorelle" e in Europa si voleva tra le prime 15 o 20. O se ha vinto 2 scudetti, 6 Coppe Italia, è arrivata 27 volte tra le prime 4 in campionato, ha una tifoseria con poche uguali e riempie quasi sempre l'"Artemio Franchi". Non importa se a guidarla erano i fratelli Della Valle prima e Commisso oggi, presenti nella classifica di Forbes tra i più ricchi al mondo. I fatti dicono che ha venduto Bernardeschi, Veretout e Chiesa, per non parlare di Ilicic, Mancini e Piccini regalati, Salah non riscattato e altri che avrebbero formato squadre di primo livello.

Allora partirà anche Vlahovic? Si farà una ricca plusvalenza e contenta la proprietà, che prometteva mari e monti. Ma se D.S. è un signore che, venendo da Udine, non porta De Paul, uno dei centrocampisti più forti in circolazione, dove vogliamo andare. Se si continua ad acquistare calciatori di seconda fascia, che cosa vogliamo fare. Se si plaude a Commisso, come il sottoscritto, per l'operazione Viola Park di Bagno a Ripoli e si scopre che si costruirà su 25 ettari un qualcosa di megagalattico, non si è costretti a fare retromarcia? Il primo obiettivo rimane la squadra e la strada non è quella giusta. La Fiorentina e Firenze pretendono di tornare ai vertici con calciatori italiani, se non toscani, fatti in casa, senza bisogno di strutture tipo Tottenham, ma tipo Ajax, Atalanta, Sassuolo o Empoli, con operatori che capiscono e non raccontino di capire. Se Bill Shankly dichiarava: "Dicono che il calcio è una questione di vita o di morte. Non è vero, è una cosa molto più seria", poteva esagerare, ma non andava lontano dal vero.