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Conte o Pirro?

di Claudio Nassi
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© foto di Daniele Buffa/Image Sport

Quando si parla di Conte non bisogna dimenticare che meriterebbe il Nobel, per aver stipulato un contratto triennale con l'Inter da 37 milioni netti, pari a 72 lordi. La premessa è d'obbligo, perché è da fenomeni. Accetto anche l'obiezione di chi lo ridimensiona, dal momento che un operatore finanziario d'assalto gliene brucia 30, ma se mi limito al calcio il giudizio non cambia. Ho sempre pensato che l'allenatore debba allenare e, se è bravo, migliorare il materiale a disposizione. Confezionare la squadra è altra cosa. Non è suo compito. Non è all'altezza. Conosce solo i calciatori che ha avuto e quelli che l'hanno messo in difficoltà. Eppoi c'è un'altra considerazione da fare: se un D.S. acquista un calciatore, sa già che cosa perderà in caso di fallimento e a chi lo potrà rivendere. Al tecnico la questione economica non interesserà.

So che a Bari e a Siena con Giorgio Perinetti, come si legge altrove, non era così. All'Inter, invece, si assiste a fatti incredibili. Meno male che dai 110 milioni di clausola rescissoria, da Icardi si prendono 50 più bonus dal PSG. Ma Perisic rientra dal prestito al Bayern Monaco e Nainggolan dal Cagliari, dopo aver contribuito all'ingaggio. Si prende uno dei centrali difensivi migliori, Godin dall'Atletico Madrid a costo zero, e non giocherà mai nel suo ruolo, tanto da girarlo al Cagliari gratis pur di liberarsi dell'ingaggio. Trova Barella e Sensi, acquistati prima del suo arrivo, e critica il fatto di averli prelevati da Cagliari e Sassuolo. Per poi ricredersi. A gennaio chiede due esterni, Moses e Young, e non può non essere presente all'acquisto di Eriksen. Poi lo mette in castigo. Chiude la stagione col secondo posto in campionato, semifinalista in Coppa Italia e finalista in Coppa Uefa, ma continua a creare problemi. Dopo la cessione del nazionale uruguayano Godin al Cagliari, in partenza l'altro compagno di nazionale Vecino, i nazionali croati, vicecampioni del mondo, Perisic e Brozovic, il nazionale portoghese Joao Mario, rientrato dalla Lokomotiv Mosca, e, quasi certamente, il nazionale danese Eriksen.

Senza continuare a elencare i nazionali dell'Inter, dal momento che lo sono tutti, vorrei sapere se le differenze tra quelli che chiede e quelli che ci sono non possano essere limate con un lavoro quotidiano. Perché nel calcio si può insegnare tutto, escluso fare gol. Quindi, anche se l'Inter vincerà lo scudetto, sarà la vittoria di Pirro. Posso essere andato lontano dal vero, anche se non credo, ma sono certo di no se dico che avrebbe già lasciato l'Inter non ci fosse l'ombra di Allegri a disturbarlo. Per lui un nemico da abbattere.  

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