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Arbitri: guai parlare!

di Claudio Nassi
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© foto di Federico De Luca

Sono stato un estimatore dell'Associazione Italiana Arbitri. C'erano precisi motivi: le partite cominciavano alla stessa ora, i direttori di gara erano sempre presenti, vestivano con proprietà, non rilasciavano dichiarazioni, al massimo chiedevano la macchina per farsi accompagnare alla stazione. Ho vissuto il tempo di Campanati Presidente e dei tre designatori: Ferrari Aggradi, D'Agostini, Righetti, il top di sempre. Non so come facessero ad andare d'accordo, dal momento che si trattava di numeri uno, ma erano uomini di Artemio Franchi e questo bastava. Vietato sbagliare. Coloro che hanno proseguito il cammino si sono dimostrati all'altezza di una scuola che aveva avuto Jonni, Lo Bello, Sbardella e compagnia. A noi si potevano avvicinare solo gli spagnoli, grazie a due maestri: Ortiz de Mendìbil e Gardeazàbal.

Li ho sempre visti impenetrabili, spesso inavvicinabili e raramente portati a perdonare. Con una memoria d'elefante. Chi provava ad attaccarli era costretto a ritirarsi con gravi perdite. Questo dall'esterno. All'interno, invece, guerra senza esclusione di colpi. C'era da fare carriera e ogni anno la graduatoria parlava di promossi e bocciati. Un mondo che rasentava la perfezione. Imperava il silenzio, con regole da rispettare. Non erano soliti fare prigionieri. Chi sbagliava, pagava. Di recente avevano perso 6.000 associati. Erano passati a 29.000. Avevo capito che non avrebbero permesso a Nicchi un ulteriore mandato, il quarto. E il duo Trentalange - Baglioni, con un lavoro durato due anni, ha risolto il problema. Al di là delle proposte per migliorare la categoria, debbono recuperare 6.000 associati. Un'impresa.

La lunga premessa porta alla presenza di Orsato in tv, a 90° Minuto. Trentalange l'aveva promesso e, puntualmente, si è assistito alla svolta. Ho sempre pensato che l'arbitro non abbia bisogno di parlare, di spiegare l'eventuale errore o qualsiasi interpretazione. E' il magistrato: ha il potere di condannare, cartellino rosso, dare la condizionale, giallo, o assolvere, soprassedere. Saranno gli organi competenti a giudicare. Punto e basta. L'importante è ridurre, fin dove è possibile, il potere discrezionale dell'arbitro, come avvenuto col VAR per il fuorigioco. Non andiamo oltre. Il giudice non va in tv a spiegare la sentenza. Quindi, se si è mandato Orsato per accontentare i media, prepariamoci a fare, con tutte le precauzioni del caso, retromarcia. Prima non tutti sono Orsato, poi perché è un errore e Trentalange lo sa perfettamente. Perché essere più realisti del re? Eppoi mai approfittare dell'incompetenza di chi guarda. Vincere va bene, stravincere no!