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Aiuto, si collassa!

di Claudio Nassi
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© foto di NewsPix/Image Sport

Improvvisamente il calcio scopre di aver vissuto al di sopra delle proprie possibilità, fin dal trentennio cominciato col boom dei diritti televisivi. Dicono che la gestione in deficit sia la regola, non l'eccezione. Nella stagione 2019/20 i club di Serie A accusano la perdita record di 770 milioni. La cifra più alta, 536, datava 2002/03. D'accordo, la pandemia incide per 100 milioni e i diritti tv relativi alle ultime 10 giornate per circa 300, ma la situazione vede sempre il "meno", se nel 2018/19 le perdite segnavano 292, con i debiti saliti a 2,5 miliardi. Pare che soltanto Atalanta, Parma e Sassuolo abbiano pagato il mese di settembre, quando le mensilità di luglio, agosto e settembre sono state posticipate al 1° dicembre.

Questa è la situazione dell'azienda calcio, ma le preoccupazioni riguardano l'allungamento del contratto del C.T. della Nazionale Mancini, visto che i 2,5 netti hanno bisogno di un ritocco. Nessuno si accorge di aver toccato il fondo e ha il buon senso di capire che dalle crisi tecniche si esce sempre, ma non da quelle economiche e la cosa più importante è ridurre i costi e non aumentare i ricavi. I giornali scrivono, le tv fanno forum, ma le soluzioni? Lady Radio da tempo immemore ripete che non si potevano procrastinare decisioni risolutive. Quante volte è stato detto che la Covisoc doveva vigilare? E un gentlemen's agreement fra presidenti non doveva portare a rivedere la presenza degli stranieri in ogni squadra? E i procuratori non dovevano essere regolamentati e le percentuali riviste? E le spese per gli ingaggi non dovevano arrivare, al massimo, al 55% del fatturato? E i corsi per manager, allenatori e istruttori non dovevano essere rivisitati e migliorati? E la rivoluzione non doveva partire da Coverciano, che pare preoccuparsi solo dell'immagine? E i settori giovanili non dovevano essere curati in modo maniacale?

Se qualcuno pensa che si perderebbe competitività, ricordo ciò che disse Schroeder, Primo Ministro della Germania, nel 2001: "Non interessa che i migliori calciatori siano in Inghilterra, Italia e Spagna, interessa che le nostre società abbiano i bilanci a posto". Invece continuiamo a seguire il Grande Vecchio che ha portato allo sfascio, oltre a leggere che Romagnoli chiede 5 milioni, Calhanoglu 7, Donnarumma 10, Dybala 15 e Lautaro Martinez non so quanto. Il D.G. dell'Inter Marotta avverte il problema, ma non è credibile, se dà 72 milioni lordi in 3 anni a Conte e ne guadagna 1,7 più bonus. Per non parlare del Presidente della Lega, Dal Pino, che chiede 600 milioni al Governo per evitare la bancarotta, o Ghirelli che si accontenta di 40 per la sopravvivenza della terza serie.