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Le verità di Van Basten

di Claudio Nassi
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Ho letto l'intervista rilasciata da Van Basten, venerdì, al Corriere della Sera. Di un divertente unico. A dire il vero mi è venuto da pensare a che cosa sarebbe stato se avessi accettato la presidenza della Fiorentina. Guardavo il preliminare del contratto di Van Basten appeso nello studio e galoppavo con la fantasia. Grazie al Conte Pontello avevamo una squadra pronta per competere in campionato e Coppa Uefa. Ai tre amici tre che seguono Stazione di Sosta certe risposte del "Cigno di Utrecht" sono state musica per le orecchie. Esempio: "Ronaldo è un grande calciatore, ma chi sostiene che sia più forte di Messi non capisce di calcio o è in malafede. Messi è unico, inimitabile e irripetibile. Come lui uno ogni cinquant'anni". Su Sacchi dice: "La storia del calcio l'hanno fatta i suoi calciatori. Quel Milan era una delle squadre più forti di sempre. Bravo nel farsi amici i giornalisti, ha saputo costruire un'immagine da grande innovatore, ma non ha inventato nulla. Il modulo del Milan non era né rivoluzionario né offensivo. A farci vincere tanto è stata sempre la difesa, alla quale si applicava molto, dedicando, invece, poco tempo all'attacco. Una volta, negli spogliatoi gli dissi che vincevamo non grazie a lui, ma nonostante lui. Contano solo i calciatori. L'allenatore bravo è quello che li fa rendere al meglio, senza imporre per forza le sue idee. La cosa determinante è la tecnica individuale, non la tattica collettiva. Il Milan era una squadra di calciatori intelligenti, dicevamo che eravamo tutti mezzi allenatori". Ancora: "I gesti tecnici vengono esaminati, studiati, passati al microscopio, quando, invece, succedono e basta. Il calcio è istinto al 90%. Il segreto per essere grande? Fare gol. Se vuoi essere il numero uno, devi concentrarti sul gol, solo sul gol".

Avevo letto di Sacchi al terzo posto tra gli allenatori all time, dopo Michels e Ferguson, e non ci credevo. Lo conosco troppo bene. L'ho vivisezionato. So di un difensivista che si professa offensivista. Eppure basta guardare i numeri e trovare nelle sue squadre la difesa migliore, o la seconda, del campionato. Spesso ne ho parlato con Fascetti, Agroppi, Piaceri, Riccomini, Vitale, Capello, Allegri e altri. Non ho mai sentito uno che non muovesse critica alle sue parole. Se vado a ritroso e penso ai miei maestri, uno solo non contesterebbe, per rispetto a un amico del figlio. Ebbene, siamo stati capaci di metterlo alla guida del Settore Giovanile della FIGC. Prenderlo sul serio sarebbe un errore. Il calcio non l'ha inventato l'uomo di Fusignano, che al Milan e al Rimini può essere stato un buon tecnico, ma, come dice Uli Hoeness su Van Gaal: "Il problema è che crede di essere il Padreterno: quando il mondo non esisteva ancora, lui c'era già". Disegnava uno schema.

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