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Commisso, fai attenzione...

di Claudio Nassi
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Ho applaudito Commisso quando ha acquistato il terreno a Bagno a Ripoli per la costruzione del centro sportivo. Speravo partisse da lì la ripresa della Fiorentina. Se finalmente si era capito che cosa mancava per crescere e quanto fosse importante il settore giovanile, pensavo che piano piano la società avrebbe imboccato la strada maestra. Sapevo che non sarebbe stato facile, soprattutto per uno che, abitando a New York, non poteva seguire il calcio quotidianamente, anche se aveva demandato il tutto a Barone, il braccio destro. Passo oltre la presentazione di Ribéry, che riportava entusiasmo nella tifoseria, ma rimango di sale di fronte agli ottomila che presenziano al primo allenamento di Iachini al Franchi. Non avevo mai visto una cosa simile. Oscurava i diecimila laziali a Formello per festeggiare la squadra vittoriosa nella Supercoppa Italiana.

Ebbene, questa è Firenze per la Viola e, come tale, va considerata, apprezzata e curata con massima attenzione. Se ha vinto 2 scudetti, 6 Coppe Italia, ancora 4 Coppe e disputato la prima finale della Coppa dei Campioni a Madrid, oltre ad arrivare 27 volte tra le prime 4 in campionato, è facile pensare che fa parte delle società più titolate d'Europa. Credo Commisso lo sappia; ma l'hanno messo di fronte ai problemi che accompagnano il calcio? Quando vedi la squadra subire un'ingiustizia per un errore arbitrale, devi saper incassare in silenzio, ordinare ai collaboratori di non permettersi di intervenire e portare l'istanza davanti a chi di dovere, per non creare problemi all'organizzazione, che ne ha fin troppi. Soprattutto in questo momento, dove anche l'AIA, il fiore all'occhiello della FIGC, è in ambasce.

Seppoi, dopo le contestazioni per la partita di Torino, il Presidente vuol riformare il calcio e detta le regole, cade dalla padella nella brace. Ma Commisso si rende conto che l'Italia ha vinto 4 Campionati del Mondo e quanto ha detto è stato considerato più volte, senza trovare soluzione per interessi contrastanti? E i padroni del vapore possono accettare che l'ultimo arrivato insegni a chi fa l'impossibile perché tutto cambi e niente cambi? Mentre dovrà avere pazienza, lavorare sotto traccia, farsi conoscere e apprezzare, oltre a limitare titoli e foto. Se invece volesse essere il primo della classe, troverebbe duro e sarebbe respinto con perdite. Ha scelto di stare nel calcio? Diventi un politico, non solo il manager che ha costruito una fortuna. Non è mai troppo tardi. Ma si preoccupi, intanto, di non vedere più sul giornale un neretto dal titolo: "E finalmente l'Under 18 ha vinto una partita...!".  

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