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Collina, pensaci tu!

di Claudio Nassi
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Ho letto l'intervista a Collina per i 60 anni. Perfetta. Non una sbavatura. Si è messo a nudo, senza reticenze. Nel frattempo l'uomo più importante del calcio mondiale ha mandato messaggi a chi doveva interpretarli. Agli arbitri ha ricordato Agnolin e Fredriksson, suoi modelli, eppoi la famiglia, la nipotina, l'amore per la Fortitudo, senza dimenticare Giorgia Meloni e la Lazio, amore giovanile. Il Presidente degli arbitri FIFA ha dimostrato di essere il numero uno. Peccato qualche presidente in passato sia andato allo scontro, ma Collina conosceva Plinio il Giovane: "Talora non è meno eloquente il tacere del parlare". Infatti siamo di fronte a un grande, che, come dicono gli amici, ha un computer nel cervello.

Ebbene, se Collina è l'espressione migliore partorita dall'AIA negli ultimi anni, spiace avvertire scricchiolii come non mai. Si sa bene che l'arbitraggio è difficile, che arriva in Serie A uno su tremila, che la lotta all'interno è senza quartiere, ma se qualcuno provava ad attaccare dall'esterno doveva ritirarsi con gravi perdite. Ebbene, oggi pare che certi presupposti siano saltati. C'è un'aspra lotta con il Presidente Nicchi, contestato da chi lo subisce da 11 anni, che, dopo aver ottenuto un terzo mandato, pretende il quarto. Si chiede un progetto di riforme, che vada al di là di una gestione puramente di potere, senza alcuna evoluzione. Dicono che oggi gli arbitri sono notai che sbagliano anche gli atti notarili. Manca una scuola di formazione per una nuova classe dirigente e neppure il Comitato Nazionale può intervenire e proporre nuove idee. I catastrofisti prevedono che ci vorranno 4 anni per superare l'impasse. Con una persona al comando che abbia esperienza e capacità tecniche di condivisione e riesca a unire e non a dividere le varie idee che sono all'interno dell'associazione.

Le preoccupazioni nascono anche dal fatto che si contano 29.000 arbitri rispetto ai 35.400 di 4 anni fa, tanto ha portato l'immobilismo. Sarà interessante vedere se Nicchi farà orecchie da mercante alle critiche e combatterà per conservare il lauto contratto concesso da Tavecchio e confermato da Gravina e i tanti benefit. Dovrebbe essere logico passare la mano, come faranno i Presidenti degli allenatori e dei calciatori, ma lasciare potere, contratto e benefit e tornare nell'anonimato non piace, specie se si è costruita una piattaforma di consensi. Ma ancor più divertente sarà constatare chi voterà contro, quando Nicchi porterà in Consiglio Federale richiesta per il quarto mandato. Allora, nell'interesse dell'AIA e del calcio, non rimane che dire a Collina: "Pensaci tu". 

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